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 Sleeping Track... di Tracca
 
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And crawling on the planet's face, some insects called the human race, lost in time and lost in space and meaning.

Richard O' Brian, "The Rocky Horror Picture Show"
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\\ WWW.TRACCA.NET : Storico : Le Trackulenze (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Tracca (del 09/12/2012 @ 01:15:45, in Le Trackulenze, linkato 577 volte)
Cari Maya,

da qualche tempo, sul mio profilo facebook, sto seguendo il countdown verso il giorno in cui qualcuno, interpretando non so quanto attendibilmente vostre presunte profezie, ha fissato la data della fine del mondo. Che poi è il 21 dicembre 2012, tra 12 giorni.

Ora, io ho sempre pensato che voi foste un popolo troppo serio per dare imbeccate del genere a personaggiucoli televisivi della risma di Giacobbo e dei giacobbidi di ogni rete. E il mio conteggio alla rovescia altro non voleva essere se non una innocente canzonatura della creduloneria teleindotta da simili soggetti, oltre che un deferente omaggio a una trasmissione radio che adoro, la meravigliosa "Chiedo Asilo" dei simpatici regrediti Cappa e Drago (dal lunedì al venerdì dalle 16.45 alle 16.55 su Radio 24, o in podcast).

Eppure da stasera posso dirlo: faccio il tifo per voi. Sono pronto al sacrificio mio e di tutto il genere umano. Del resto, prima o poi si deve morire tutti e ho imparato da tempo che ogni giorno può essere l'ultimo, specie se ci si sottopone volontariamente a pratiche estreme come guidare lo scooter nel traffico dicembrino romano, magari sotto la pioggia battente.

Mi dispiace per i miei piccoli nipotini, che hanno fatto appena in tempo ad assaggiare questa vita... ma che forse proprio per questo non faranno in tempo a rimpiangerne la brusca interruzione.

Ma tant'é. Sono pronto.

Però, ad un patto.

Che dall'apocalisse generale si salvi un unico essere vivente sull'intero pianeta Terra. Si chiama Silvio Berlusconi. Sì, proprio QUEL Silvio Berlusconi.

Deve restare solo lui. Ma solo solo solo lui. Nessun uomo, donna, bambino, infante, animale, insetto o invertebrato deve restare vivo, tranne Silvio Berlusconi. Egli non dovrá più avere nessuno su cui comandare, nessun servo che lo faccia ancora sentire un grande leader, nessun politico che faccia finta di opporglisi garantendogli invece sempre una nuova resurrezione, nessuna donna da umiliare con giochi sessuali degni di un numero di Sukia, nessun bambino da carezzare a favore di telecamera, nessuna bambina da carezzare sussurrandole "Cresci bene che ripasso", nessuna pecora che possa fungere da surrogato vaginale. E, se possibile, fate anche sparire anche tutte le bambole gonfiabili del pianeta, che certamente - pur nella loro ridicola oscenitá - sono esseri infinitamente più senzienti e compassionevoli del suddetto Silvio Berlusconi.

Lasciatelo solo sul pianeta. E fatelo vagare nell'enorme vacuitá di una Terra spopolata di vita. Basteranno pochi giorni. E poi, casualmente, mettete una bella P38 col caricatore pieno sul suo cammino. Ci penserá un po', ma poi, preso atto della sua desolante solitudine, fará finalmente il sano gesto di togliersi la vita.

E poi, come in un film americano, fateci uscire tutti fuori all'improvviso, un coro di 5 miliardi di persone che gridano: "SORPRESA!!!!!". Del resto lo so che siete un po' burloni, dai...

Grazie in anticipo per la gentile collaborazione.

E se non ci dovessimo sentire, Buon Natale a tutti voi e famiglia!

 
Di Tracca (del 02/12/2012 @ 19:50:46, in Le Trackulenze, linkato 473 volte)
Oggi non sono andato a votare per il secondo turno delle primarie del centrosinistra. Alla fine ho deciso di astenermi, cosa che normalmente odio fare.

Mi sono astenuto perché il comportamento di Matteo Renzi, negli ultimi giorni, non mi è piaciuto per niente. Invece di cercare di convincere, legittimamente, gli elettori che non avevano votato né per lui né per Bersani che scegliere lui avrebbe significato davvero il cambiamento (e credetemi, io penso che tra gli elettori di Tabacci e della Puppato, ma anche tra quelli di Vendola e persino in alcuni bersaniani, avrebbe potuto trovare molte orecchie attente e disponibili), si è lanciato in una battaglia senza senso per allargare fuori tempo massimo la platea degli aventi diritto al voto.

La battaglia per portare più gente possibile alle urne, il sindaco Renzi, avrebbe dovuto farla prima del primo turno delle primarie, quando era il momento di registrarsi. Se le regole che erano state stabilite per il voto non gli erano gradite al punto da cercare di forzarle con ogni mezzo, beh, il sindaco Renzi avrebbe dovuto farle saltare, andandosene dal PD prima di iniziare la campagna elettorale per le primarie.

Onestamente, pur confermando la mia ritrosia a votare per l'apparato bersaniano, non ho trovato le motivazioni per andare a votare un futuro candidato premier che dimostra di non rispettare nemmeno regole di base come quelle delle elezioni primarie, comportandosi come un berluschino qualsiasi.

Mi dispiace, caro Matteo Renzi, ma temo che il tuo eccessivo nervosismo dopo il confronto TV con Bersani (e le cazzate che hai fatto di conseguenza) abbia portato tanta tanta gente a non votarti, proprio come è capitato a me.

E i primi dati che sento sull'affluenza (in calo rispetto al primo turno) mi fanno credere di avere ragione. Tra 10 minuti si chiudono i seggi, aspetto il risultato da spettatore interessato. La battaglia vera, chiunque ne saranno i protagonisti, deve ancora incominciare

 
Di Tracca (del 29/11/2012 @ 18:03:50, in Le Trackulenze, linkato 503 volte)
Domenica al ballottaggio delle primarie del centrosinistra ho la fortissima tentazione di votare per Matteo Renzi, nonostante io nutra davvero poca simpatia per il sindaco di Firenze.
 
Cerco di esporre brevemente i motivi della mia (in)decisione.
 
1) Coerenza: sono anni che critico la dirigenza del PD per il suo immobilismo e l’assenza di idee per una prospettiva futura per l’Italia: non vedo perché dovrei – nonostante tutto – votare per questa dirigenza anche stavolta.
2) Voglia di cambiare: (corollario del punto precedente) il miglior modo per NON cambiare le cose è lasciare che le cose siano gestite da chi le ha già gestite per anni. As simple as that.
3) Sogno riformista: io sono intimamente convinto da anni che l’Italia abbia bisogno di una vera stagione di riforme liberali. La colpa che la storia darà a Silvio Berlusconi, più ancora di quella di aver governato per circa 10 anni (e influenzato per un ventennio) la politica italiana unicamente per il suo tornaconto, sarà quella di non avere fatto nulla, ma davvero nulla, per riformare in senso liberale l’Italia. Certo, la riforma liberale non l’ha fatta proprio perché i cazzi suoi erano abbastanza incompatibili con qualsiasi forma di rinnovamento in senso liberale della società italiana. Ecco, siccome certe riforme sono necessarie e io non credo nella capacità dell’attuale gruppo dirigente del PD di riuscire ad attuarle, preferisco che sia un gruppo dirigente giovane liberale (di sinistra o no conta davvero poco, a questo punto) a cercare di cambiare questo paese. O almeno, credo che sia giusto dare loro una chance di provarci.
4) Se vince Renzi, cambia anche il centrodestra: l’eventuale vittoria di Renzi porterebbe la crisi del centrodestra all’atto finale, che finalmente riuscirà ad uscire definitivamente dalla opprimente cappa berlusconiana. Se fanno le primarie anche loro, sono pronto a scommettere che Giorgia Meloni darà del gran filo da torcere ad Alfano. Onestamente, l’idea di una sfida Renzi-Meloni alle elezioni politiche mi affascina molto. Molto, molto, molto di più di una sfida Bersani-Berlusconi con Casini pronto a vendersi – dopo il voto – al miglior offerente.
5) Si smonta Grillo: la candidatura di Renzi come futuro capo del governo sarebbe la migliore risposta alla voglia di cambiamento espressa da tutta quella gente che oggi dice che voterà per il Movimento 5 Stelle. Non parlo degli attivisti del M5S, naturalmente, parlo di quelli che li voterebbero solo in quanto cosa “nuova”. La proposta politica di Renzi è infinitamente più solida, seria, innovatrice, riformatrice di quella idealista e un po’ utopica del M5S. Renzi leader del centrosinistra può davvero spostare un numero consistente di voti dall’area del non voto o del voto a M5S verso una proposta politica più seria. Con una sfida Bersani-Berlusconi, il M5S volerà. Con una sfida Renzi-Meloni (o persino Renzi-Alfano), l’elettorato italiano medio non si affiderà in massima al duo Grillo-Casaleggio, ne sono quasi sicuro.
6) Big Bang: l’eventuale vittoria di Renzi metterebbe in crisi profonda l’apparato del PD in vista del voto, dato che – Renzi a parte – è chiaro che le liste dei candidati del PD dovranno tenere conto della vittoria di Renzi e quindi prevedere la presenza di una gran parte di gente che non sta in Parlamento oggi (dove – ricordiamolo – la truppa PD è quasi interamente formata da veltroniani…) e soprattutto che si è schierata con Renzi in questa corsa per le Primarie. Potenzialmente un gran casino, dato che si voterà ancora col Porcellum e le liste bloccate saranno decise dalla segreteria del PD, in cui i renziani hanno pochissima voce in capitolo. Ma di nuovo, a mio vedere, si tratta di un gran casino necessario e benefico, sia per il PD che per l’intero centrosinistra italiano.
 
Io credo che siamo davanti a un’occasione unica per dare davvero il via a una stagione di cambiamento in questo paese. E, che ci crediate o no, il dubbio che Renzi rappresenti questo cambiamento molto più di quanto non possa rappresentarlo Bersani (e soprattutto la dirigenza che Bersani inevitabilmente si porterà dietro) mi sta davvero rodendo l’anima.
 
Di Tracca (del 22/05/2012 @ 17:04:23, in Le Trackulenze, linkato 535 volte)

Il progetto del PD così come era stato pensato alla sua nascita è fallito. È fallito nel momento in cui Rutelli e i suoi sono usciti dal partito per andare ad affogare nelle sabbie mobili casiniane.

Quando il PD nacque, io fui tra quelli che credettero alla bontà del progetto. Perché credevo, e lo credo tuttora, che il PD avrebbe dovuto essere il motore principale di un’alleanza stabile di centrosinistra per questo paese (alla favola dell’autosufficienza non ci ha mai creduto nemmeno Veltroni, visto che l’alleanza con Di Pietro, nel 2008, l’ha fatta eccome).

La sinistra da sola, in Italia, alle elezioni politiche non vince. Non ha mai vinto e mai vincerà. Il PD avrebbe dovuto essere il principale contenitore della sinistra “moderata” e del “centro riformatore”, che dialogando alla sua sinistra, senza pretese egemoniche ma facendo valere la forza dei rispettivi pesi, creasse una stabile alleanza con un programma semplice, chiaro e comprensibile. Alleanza non chiusa in se stessa e nelle stanze del palazzo, ma aperta al dialogo, a sua volta, con chi ha un’idea diversa della politica ma vuole contribuire al progresso di questo paese.

Insomma, il centro del Centrosinistra doveva essere il PD, il PD nasceva per quello. Casini et similia, con il centrosinistra, non ci entrano un cazzo, per essere chiari ed espliciti.

Non mi sembrava una cosa impossibile. Povero illuso che sono.

Il PD è imploso ed esploso, a mio modo di vedere, per 3 ragioni e in 3 fasi:

1) per il perpetuarsi al suo interno, a tutti i livelli, dell’eterna lotta tra il male con la D’ e il male con la V;

2) per non essere stato capace di tenere dentro la sua parte moderata: io sono tra quelli che quando Rutelli e la Binetti se ne sono andati c’è rimasto malissimo, non per i due personaggi in se – che mi ripugnano entrambi per ragioni differenti – ma perché era il segnale che il progetto iniziale del PD stava morendo;

3) per avere smarrito completamente – nonostante il tentativo a tratti apprezzabile della segreteria Bersani – l’idea di una politica progressista per l’Italia: il PD non è capace di elaborare un’idea originale per la guida di questo paese, non dico un’idea di sinistra, ma un’idea tout court. Continua a dimenarsi come un pesce rosso in un sacchetto di plastica bucato: vede l’acqua finire e non ha nemmeno la capacità di infilare la punta della coda per chiuderlo, il fottuto buco che lo ucciderà a breve.

E non ho volutamente citato il tema delle alleanze, della foto di Vasto, della maggioranza emergenziale ABC e di quello che sta facendo il governo Monti. Parlo del Partito Democratico, di quello che propone per cambiare l’Italia. Non pervenuto.

L’affermazione del PD e del centrosinistra nelle comunali dello scorso weekend, specie nelle città piccole e medie del Nord, è principalmente dovuta all’astensione degli elettori orfani di PDL e Lega, nessuno si faccia illusioni in merito. Da qui alle elezioni del 2013 (o del prossimo autunno, chissà) il centrodestra tornerà a compattarsi in qualche modo, ne sono sicuro. Se il PD c’è ancora, batta un colpo adesso o taccia per sempre.

Non vorrei ritrovarmi a votare anche io per il M5S e a morire conseguentemente democristiano, così come sono nato…

 
Di Tracca (del 05/02/2012 @ 20:15:49, in Le Trackulenze, linkato 509 volte)

Roma è stata paralizzata da una nevicata certamente straordinaria per la città, ma altrettanto certamente non di entità incredibile. A oltre 48 ore dall’inizio della prima nevicata ci sono zone della città in cui le strade restano coperte da blocchi di ghiaccio pericolosi e inconcepibili. Però posso dire che – non sorprendentemente – l’atteggiamento generale della città mi è sembrato molto caciarone (che figo! la neve! oddio che bella Roma tutta bianca!) e molto poco pro-attivo?

Signori, la neve è bella, ma la neve è un problema ed è assurdo pretendere che ogni centimetro quadrato di questa infinita città venga pulito immediatamente dalle autorità pubbliche (comune, provincia, regione, protezione civile ecc. ecc.). Tutti devono contribuire, ognuno per il proprio pezzetto, oppure i disagi saranno infiniti. Non si può pretendere che tutto sia sempre fatto dalle autorità. Non funziona così, cari concittadini.

Io, ieri pomeriggio, mi sono pulito da solo (usando uno scopettone del cazzo il cui manico si è spezzato a metà lavoro) tutte le scale che portano al garage di casa mia, che erano pieni di neve quasi melmosa… Se avesse ghiacciato nella notte, oggi nessuno sarebbe potuto arrivare alla propria auto senza correre il rischio di fracassarsi l’osso del collo. Nessuno me lo ha chiesto, non era cosa che mi competeva, nessuno mi ha detto grazie, ma l’ho fatto perché sono cose che vanno fatte e basta.

Ciò non toglie che anche io – come la maggior parte dei romani, credo – abbia trovato urtante il modo in cui il Sindaco di Roma ha affrontato la questione. Due giorni di inutile e incomprensibile lite col capo della Protezione Civile hanno mostrato secondo me il peggio di questa amministrazione, fatta purtroppo di molta gente supponente e incompetente. Però guardate che l’appello di Alemanno ai romani affinché spalassero anche loro la neve non era del tutto sbagliato. Erano drammaticamente sbagliati il modo e il tono in cui l’appello è stato fatto. Si trattava di COINVOLGERE i cittadini, non comunicare loro con tono sbrigativo e brusco dove andare a ritirare le pale per mettersi a spalare.

Ecco, se io fossi stato il Sindaco di Roma avrei detto a tutti i miei concittadini: "Signori, siamo di fronte a un problema serio. La neve è bellissima e rende Roma ancora più incantevole, ma non possiamo permettere che l’intera città venga bloccata per giorni dalla neve e dal freddo. Noi stiamo facendo ogni sforzo per togliere la neve dalle strade nel minor tempo possibile. La nostra è una città meravigliosa ma enorme, e arrivare da tutti sarà dura. Ce la faremo, ma ci vorrà un po’ di tempo. Nel frattempo voglio chiedere a tutti voi di aiutarci ad aiutarvi e di aiutarvi tra di voi. È importante che nelle ore più calde, quando la neve è morbida, la spaliate davanti la vostra casa, davanti al vostro negozio, in modo da liberare passaggi che non ghiaccino quando arriverà la notte, e con essa le temperature sotto lo zero. Noi ci occuperemo delle strade e anzi vorrei che ci segnalaste quelle che ancora non sono state raggiunte dagli spazzaneve e dagli spargisale, in modo che il vostro aiuto sia ancora più determinante. Noi ce la stiamo mettendo tutta: se ci aiuterete anche voi, faremo tutti insieme il bene di Roma e potremo tutti goderne la bellezza anche in questi giorni di neve.".

Alcune cose importanti si sarebbero dovute mettere su da prima della nevicata, in modo da essere preparati, ma non si tratta di cose impossibili. Me ne vengono in mente alcune:
1) mettere su un numero verde SOLO per la segnalazione delle strade ancora non pulite;
2) mettere su una squadra di gente che si occupasse solo di pianificare gli interventi zona per zona, con un referente in ogni quartiere;
3) fare poi lavorare incessantemente da venerdì notte i mezzi per sgomberare le strade da neve e ghiaccio;
4) inoltre avrei evitato qualsiasi lite o polemica con chicchessia e cercato la massima collaborazione da parte di tutti.

Era così impossibile tutto ciò?

 
Di Tracca (del 19/10/2011 @ 12:46:37, in Le Trackulenze, linkato 664 volte)

Vorrei provare a mettere in fila i pensieri che via via hanno affollato la mia testa da sabato pomeriggio, anche se non sarà facile e sicuramente cadrò più volte in contraddizione. Parto però raccontando quello che ho visto con i miei occhi.

Sabato ero a pranzo in Via Urbana, a pochi passi da Via Cavour, con un amico arrivato da Siena per un weekend romano. Dopo aver finito di mangiare abbiamo deciso di andare a vedere il corteo sfilare. La polizia aveva già blindato tutti i passaggi lungo il percorso, lasciando solo un piccolissimo varco vicino Largo Corrado Ricci, dove poteva passare solo una persona alla volta sotto gli occhi di celerini piuttosto scoglionati.

Comunque, senza grosse difficoltà, alle 14.30 ero in Largo Ricci, alla fine di Via Cavour, subito prima della grande curva che immette in Via dei Fori Imperiali. C’era sole, faceva caldo, la testa del corteo era a pochi metri da noi e lentamente avanzava. Colori, suoni, tamburi, slogan, facce preoccupate ma tranquille, voglia di far sentire la propria voce. La testa del corteo aveva appena girato l’angolo per concedersi la vista del Colosseo, quando 250 metri più in su, all’incrocio con Via dei Serpenti (uno dei punti maggiormente presidiati dai blindati di Polizia e Carabinieri, dato che lì dietro si trova la casa del Presidente Napolitano e a pochi passi c’è la sede della Banca d’Italia), si sentono alcuni forti rumori e iniziano a levarsi fiamme e una colonna di denso fumo nero. Il corteo prosegue il suo cammino, si crea un vuoto tra chi è già sfilato e i teppisti che stanno dando inizio al pomeriggio di ordinaria devastazione. Io e il mio amico restiamo impietriti a guardare gli incendi (che sono diventati due), le colonne di fumo nero e l’apparente indifferenza a tutto questo sia dell’enorme fiumana umana che forma il resto del corteo sia delle forze dell’ordine, che ci sembra non stiano reagendo in alcun modo.

Alle 15.10 arrivano i pompieri a spegnere le auto incendiate in Via Cavour e dopo pochi minuti il cosiddetto “blocco nero” si presenta ai miei occhi in due momenti: dapprima un ragazzo incappucciato e isolato si scaglia contro un’indifesa pompa di benzina AGIP, colpendola più volte con un’asta di ferro, causando danni visibili ma senza comprometterne in nessun modo la struttura. Un assalto mordi e fuggi, dieci mazzate assestate a vetri e plastiche e via, rientro tra le fila del corteo. Pochi istanti dopo il “blocco nero” arriva in Largo Ricci. Ai miei occhi appaiono come uno schieramento compatto di poche centinaia di persone, intruppati però in maniera quasi militare, come i militanti di Autonomia Operaia che ho visto sfilare tanti anni fa, quando ero ancora a scuola. Quelli incappucciati e vestiti di nero sono però pochi, non più di 100. Due ragazzi molto giovani si fermano a pochi passi da me: aiutati da un terzo già “in divisa”, indossano una felpa nera, anfibi neri e pesanti, un casco da motorino di quelli che a Roma chiamiamo “a scodella” e dagli zaini estraggono mazze, non so se di legno o di ferro. Se avessi avuto un po’ di coraggio avrei preso una delle fioriere che erano accanto a me e gliela avrei scagliata in testa. Avrei voluto gridare loro di andare affanculo, che li odio e che sono delle teste di cazzo, ma mi è bastato incrociare lo sguardo con uno dei due per un secondo per vederci dentro talmente tanto odio e determinazione che ho fatto un passo indietro e sono stato zitto. Il martirio, del resto, non è una mia aspirazione. Pochi istanti dopo il “blocco nero” volta l’angolo e si immette in Via dei Fori Imperiali. Tra loro e i primi manifestanti davanti a loro ci sono almeno 200 metri di distanza. Tra loro e i primi manifestanti dietro a loro ci sono oltre 100 metri di distanza. A pochi metri ci sono i blindati che bloccano fisicamente il passaggio verso Piazza Venezia. Immagino siano pieni di agenti in stato di allerta. Guardo il mio amico e ci chiediamo all’unisono e ad alta voce: “Ma perché non interviene nessuno? Hanno intenzione di lasciarli andare avanti?”. A quel punto era evidente che il “blocco nero” si stava preparando allo scontro e alla devastazione del corteo, della manifestazione, del pomeriggio di sole e lotta, della città. Era evidente che quello stava per trasformarsi nel “loro” pomeriggio. Poche centinaia che annichiliscono 250.000 persone e l’intero apparato di polizia del paese. Tristemente, pieno di pensieri cupissimi, lascio Largo Ricci e mescolato a tanti turisti un po’ spaesati ma per niente impauriti mi metto in fila per passare nuovamente dal piccolo varco presidiato dalla celere; alle 15.45 esco, torno a Piazza Venezia, vado via. Quello che è successo dopo l’ho visto su Rai News a partire dalle 17.45 circa ed è stato narrato infinite volte in questi giorni.

Come dicevo all’inizio, in questi giorni ho pensato tante cose, spesso in contraddizione tra loro. Le metto in ordine senza alcuna pretesa di verità, come puri spunti di riflessione.

1) Io ero in uno dei punti strategici del percorso del corteo; non ho visto intorno a me nemmeno un poliziotto, né in divisa né in borghese (come si fa a riconoscere un poliziotto in borghese? si fa, credetemi, si fa…). In quel momento si erano create tre condizioni tattiche ideali: l’isolamento del “blocco nero” dal resto del corteo; l’allargamento della strada, che poteva favorire la presenza massiccia di polizia e carabinieri pronti all’intervento; la presenza dei blindati che bloccavano l’accesso verso il centro città. Inoltre il “casus belli” c’era già stato (le auto incendiate, il supermercato devastato e le vetrine sfondate a Via Cavour). A mio modestissimo avviso sarebbe bastato schierare uomini in divisa per isolare davanti e dietro il “blocco nero” e mandare un reparto molto preparato ad affrontarli per fermarli prima che la loro presenza, ormai divenuta palese, portasse a tutto quello che è successo dopo. Non ci voleva uno stratega dalla mente raffinatissima, bastava avere giocato qualche volta a “Corteo” (il gioco da tavola).
Cosa mi viene da pensare? Che le nostre forze dell’ordine sono ormai ridotte così a pezzi da non sapere più nemmeno addestrare i propri uomini alla gestione di un gruppo di teppisti; che le stesse non sono più in grado di “leggere” gli avvenimenti di un corteo in cui si infiltra una frangia determinata e violenta; che non sanno agire celermente di conseguenza. E lascio aperti tutti i discorsi sulla dietrologia, sul “cui prodest”, sulla presenza o assenza di infiltrati. È ovvio che di fronte a questa gestione scellerata dell’ordine pubblico ci si chieda se essa sia dovuta a connivenza o incapacità.
Condivido il timore dell’amico Guglielmo, che ha scritto lunedì: “Quando 800 imbecilli riescono a mettere a ferro e fuoco una città e a far morire alla nascita un movimento, il segnale è che 8000, armati e motivati, si potrebbero prendere un paese. Se non è lo stato che risponde in maniera decisa a questo problema (e la repressione non basta), non può essere nessun altro. Ecco il mio timore, lo stato che ha abdicato alla sua funzione di gestione dell'ordine sociale. Filiamo dritti dritti verso una nuova forma di fascismo.”.

2) La mia reazione istintiva nei confronti del “blocco nero”, l’ho detto, è di rifiuto, rabbia e odio. Perché sono da sempre convinto che la violenza generi solamente reazione e repressione, che chi distrugge vetrine e incendia automobili rappresenti da sempre la migliore polizza assicurativa di chi vuole perpetuare un sistema economico e sociale che arricchisce poche e impoverisce molti, che riversa sulla collettività le follie e i costi di operazioni finanziarie fatte col miraggio di profitti enormi e che invece spesso portano alla rovina nazioni intere senza scalfire né il loro potere né le loro ricchezze.
Io sono convinto che la violenza non serva a un cazzo.
Ma riprendo le amarissime parole di Alessandro Capriccioli pubblicate domenica sul suo eccellente blog “Metilparaben”: “Volete innalzare barricate, mettere a ferro e fuoco la città, seminare il caos? Be', io sono convinto che i mezzi prefigurino i fini, e quindi penso che comunque non vi servirà a niente: però, perlomeno, scatenate l'inferno perché credete che vi serva a raggiungere un obiettivo, e abbiate la decenza di non smettere finché non lo ottenete. Perché fare le rivoluzioni di due ore e mezza, sospese al calar della sera per togliersi il passamontagna e andarsi a mangiare una pizza, è davvero una cosa da gente piccola, mediocre e meschinella. Date retta, provate con la Playstation. Vi si addice di più.”.

3) Io penso che la violenza di pochi vada saputa bloccare da chi ha costituzionalmente il monopolio della forza (polizia e carabinieri), senza bisogno di leggi speciali che prevedano fermi o arresti per il sospetto di volere partecipare ad azioni violente. Però, a mente un po’ più fredda, voglio sforzarmi di capire cosa spinge gruppi di giovani incazzati a devastare negozi, incendiare auto o a commettere gesti allucinanti come la distruzione di una statua della Madonna o il lancio di petardi contro manifestanti che si ribellano alla violenza. E, posto che non condividerò mai i loro atti, vorrei rendermi conto di perché, all’interno della nostra società, ci siano giovani talmente inferociti da comportarsi così.
In questo mi ha aiutato lo straordinario post di Luca Di Meo su Giap!, di cui estraggo poche parole: “Ma poi, torniamo a quei fottuti bastardi: da dove sono spuntati, chi cazzo li ha chiamati? (…) Merde. Sterminiamoli tutti. Fotografiamoli e facciamoli arrestare. Ecco, io invece direi che è il caso di ragionarci su. Perchè c’è una storia. Ci sono cause che vengono da lontano, e altre che interagiscono sulla contingenza immediata. Perché i tempi sono lunghi, a differenza di ciò che ci fanno credere, e spesso i conti si pagano in differita. Ma si pagano sempre.”
Io non ho risposte, ovviamente. Ma voglio continuare a pensare da uomo libero che crede alla democrazia. E pensare a come le cose si possano gestire diversamente.

4) Sarò naif, sarò un quarantenne imborghesito privilegiato che ha un lavoro a tempo indeterminato, un contratto da dirigente e uno stipendio da classe media agiata. Sarò anche uno che non sa cosa significa l’assenza di prospettive e di futuro, che non ha mai avuto un contratto a progetto, interinale o accessorio e che non è mai stato licenziato con un sms il giorno in cui “si scade”. Ma a me non piace affatto questo mondo governato solo dal FMI e dalla BCE; non piace affatto questa politica impotente e attenta solo alla difesa dei propri privilegi; non piace affatto il divario sociale divenuto ormai baratro; a me non piace quasi nulla di quello che ho quotidianamente attorno.
Credo però che l’unica forma di lotta efficace sia quella non violenta, spinta anche fino a durissimi sacrifici individuali per il bene collettivo. Credo nella forza dei numeri, nella necessità del coinvolgimento di grandi masse di persone affinché le lotte abbiamo un impatto. Credo all’impossibilità da parte del potere di ignorare una lotta collettiva durissima e non violenta.
Sono un illuso? Probabilmente sì. Ma nessuno mi leva dalla testa che se l’incredibile marea umana che ha occupato Roma sabato pomeriggio avesse deciso che nel momento della massima estensione del corteo tutti si fossero fermati, si fossero seduti a terra e non si fossero più mossi, a oltranza, bloccando veramente in maniera pacifica e non violenta l’intero centro della città di Roma, allora sì che la loro voce si sarebbe sentita e avrebbe fatto in un istante il giro del mondo. Voglio vederli i celerini costretti a spostare a forza 250.000 persone in lotta, inermi e sorridenti. Io credo che in brevissimo tempo una tale manifestazione avrebbe scatenato una gara di solidarietà per portare cibo ed acqua a tutti, che nel giro di poche ore tante altre persone avrebbero seguito il loro esempio dando vita alla prima grande lotta non violenta della storia italiana. E di fronte a tutto questo qualcuno avrebbe dovuto dare risposte vere, che sarebbero andate oltre le forse inevitabili manganellate e le cariche con getti d’idrante. Qualcuno si sarebbe fatto male, ma di fronte alla immobile determinazione di un popolo in lotta la polizia non avrebbe potuto continuare a picchiare per sempre. Del resto, sabato scorso si sono fatti male in parecchi, senza avere ottenuto assolutamente nulla. Nulla.
Purtroppo io non vedo in giro né un Gandhi capace di ispirare una simile lotta né una determinazione collettiva così forte da creare una massa critica davvero disposta a mettersi in gioco. I quattro gatti che “occupano” il prato davanti alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme mi fanno tenerezza. Almeno a Puerta del Sol riuscivano ad occupare tutta la piazza e sono stati lì per mesi interi. Evidentemente non siamo un paese da rivoluzioni, né violente né tanto meno pacifiche… E solo una rivoluzione non violenta, a mio modesto avviso, potrebbe riuscire a cambiare qualcosa in meglio senza scatenare una reazione che a colpi di leggi speciali ci porterebbe dal buio del quasi ventennale governo “ad personam” berlusconiano a qualcosa di molto, molto peggio.

 
Di Tracca (del 06/10/2011 @ 16:32:51, in Le Trackulenze, linkato 609 volte)

Ho deciso: trasformerò questo blog più abbandonato di un cane sull’autostrada in una testata editoriale registrata, e mi prenderò la briga di infamare chiunque mi stia anche vagamente sulle palle.

Mi faccio mandare botte da 12.500 euro di multe a ripetizione, non le pago manco cor cazzo e se vogliono pignorarmi il televisore vecchio di 8 anni e una Bravo GPL vecchia 19 mesi e 56.000 km facciano pure… Mi arrestassero se vogliono, avrò finalmente un motivo valido per non presentarmi più al lavoro quotidianamente (del resto potrei gestire gran parte delle incombenze col telelavoro dalla mia cella di Rebibbia, così resterei anche in zona e le riunioni con i miei capi o con il mio staff potrei organizzarle nel parlatorio o durante l'ora d'aria…).

Da qualche tempo i miei pensieri si fanno sempre più estremisti, la voglia di menare le mani aumenta spaventosamente e devo sfogarla in piscina o (prossimamente) sul basso elettrico. E certi pomeriggi il mio cervello si spegne e comincia a popolarsi solo di slogan: “Se vedi un punto nero…”  schiaccialo! “Il proletariato non ha nazione….”  ma nemmeno restodelcarlino… “Ma che Democrazia, ma che Cristiana…”  e pensare che ci manca persino lei.

 
Di Tracca (del 14/06/2011 @ 11:41:52, in Le Trackulenze, linkato 791 volte)

Al di là delle percentuali sul numero complessivo dei voti, sono 2 i dati sui referendum che mi impressionano: il numero assoluto di votanti e la percentuale dei SI sul totale del corpo elettorale. Riporto le cifre assolute pubblicate dal Ministero dell’Interno, complessive Italia ed estero. Le percentuali assolute le ho calcolate io.

Aventi diritto al voto (Italia ed estero): 50.417.952

Referendum 1, servizi pubblici locali.
SI: 25.935.372 (cioè il 51,44% degli aventi diritto)
NO:  1.265.495

Referendum 2, tariffa servizio idrico.
SI: 26.130.637 (cioè il 51,83% degli aventi diritto)
NO:  1.146.639

Referendum 3, energia nucleare.
SI 25.643.652 (cioè il 50,86% degli aventi diritto)
NO  1.622.090

Referendum 4, legittimo impedimento.
SI 25.736.273 (cioè il 51,05% degli aventi diritto)
NO  1.462.888

In tutti i 4 casi, quindi, oltre la metà della popolazione italiana con diritto di voto, inclusi coloro che vivono all’estero, ha votato SI. Anche sul nucleare (e qui Fukushima ha senz’altro influito). Anche – e soprattutto – sul legittimo impedimento. Non posso smettere di pensare che sia questo il dato politico più forte e clamoroso.

E non riesco ad essere d’accordo con Di Pietro, quando dice che non è il momento di chiedere le dimissioni del governo, dato che il SI è stato espresso anche da tanta gente che ha votato per il centrodestra nel 2008. Secondo me il governo Berlusconi dovrebbe dimettersi PROPRIO perché tanta gente che nel 2008 ha messo la croce su “Berlusconi presidente” oggi ha votato SI per l’abolizione della legge-simbolo della politica ad personam berlusconiana. Punto.

Io non mi faccio illusioni: so bene che trasformare questa corrente di energia ed entusiasmo in una proposta di governo coerente, accettabile e potenzialmente maggioritaria sarà difficilissimo. Ma è questo il compito che spetta ai partiti del centrosinistra, PD in testa. Ascoltare la voce della gente, recepirla e trasformarla in azione. Dopo questo mese di emozioni e vittorie insperate ci credo un pochino pochino di più. Sperem ben.

 
Di Tracca (del 17/05/2011 @ 16:48:12, in Le Trackulenze, linkato 1863 volte)

Sono tuttora incredulo di fronte al risultato elettorale di ieri sera. Sia per quello che riguarda Milano che per quello che riguarda Napoli. A Milano è successo qualcosa di inimmaginabile fino a ieri pomeriggio, almeno per me. Io speravo flebilmente nel ballottaggio, ma lo immaginavo a ruoli invertiti (48/49% per la Moratti, 41/42% per Pisapia). E già mi pareva fosse un sogno proibito. Invece esce fuori la Milano che non ti aspetti, la Milano stanca di 20 anni di amministrazione di destra e schifata dalle volgari bugie del sindaco uscente nei confronti del suo avversario. Adesso lo schieramento a favore di Pisapia è carico di energia per fare una grande, vera campagna in vista del ballottaggio. Tutta l’Italia che vuole un cambiamento guarderà a Milano tra due settimane e si stringerà intorno a Pisapia. Sarà durissima, ma stavolta, davvero, si può fare!

Due righe le voglio dedicare a Mangoni. 1068 preferenze per un neofita della politica, alla prima esperienza elettorale, sono tantissime. Quasi un trionfo. Non so se Mangoni siederà mai a Palazzo Marino, ma la sua performance è stata fantastica, degno dei suoi strepitosi balletti intorno al palo sul palco degli Elii. Escludendo la lista del PD, Mangoni è il 7° candidato più votato dell’intero schieramento progressista. Ha preso più voti di Emma Bonino, per intenderci. Io purtroppo non l’ho potuto votare, ma la notte scorsa, mentre seguivo lo spoglio e la sua cavalcata verso le 1000 preferenze, mi ha preso un entusiasmo che mi ha fatto sentire come se fossi lì a Milano a trepidare con lui. Grande Mangoni!

Napoli. Napoli è il vero banco di prova. Vincere a Napoli con De Magistris è possibile, se il PD (e soprattutto gli elettori del PD) riusciranno a cogliere l’incredibile occasione di costruire finalmente un’alleanza di sinistra che non faccia giochetti a tavolino ma si presenti con facce nuove, onestà e serietà. Ma soprattutto che torni a fare politica in strada, parlando con le persone e cercando di capirne problemi ed esigenze. A Milano il PD, dopo la sconfitta di Boeri alle primarie, lo ha capito e ha contribuito in maniera determinante al successo di Pisapia (non a caso è arrivato praticamente pari al PDL). A Napoli no, e il povero Morcone ha preso una pesantissima roncolata in faccia per demeriti non suoi. Adesso è il momento del riscatto. Adesso – indipendentemente dagli apparentamenti ufficiali – sostenere con ogni forza la candidatura di De Magistris è preciso dovere di ogni democratico partenopeo. Senza calcoli, senza contrattazioni. Ne sarà capace il PD?

Era tanto tempo che non mi accadeva di andare a letto col sorriso dopo una serata di risultati elettorali. Che stia veramente cambiando il vento?

 
Di Tracca (del 11/03/2011 @ 12:24:12, in Le Trackulenze, linkato 640 volte)

Questa mattina mi sono svegliato stanco e desideroso di altro sonno. Ma ero di buon umore, i sorrisi e l’allegria di À ieri sera mi sono rimasti dentro come un sorso di vin brulé davanti ad un falò in una fredda notte d’inverno.

All’improvviso, tra Fidene e la Bufalotta, ho avuto una gran voglia di ascoltare e cantare una canzone che da sempre emerge quando sto facendo un bilancio di assestamento della mia esistenza. Come sempre, questa sensazione arriva improvvisa, inaspettata e quasi fastidiosa, come un “ruttino represso in ascensore” (cit.). Non so ancora cosa mostreranno i libri contabili del Tracca aggiornati a oggi, ho parecchie voci di ammortamento che non mi sono del tutto chiare.

Però la canzone era sul mio ipod e quindi l’ho messa su e me la sono cantata nella lenta marcia tra Via Fucini e Viale Kant. È una canzone ascrivibile al genere “nostalgia di casa di un rocker perennemente in giro per il mondo”; ce ne sono centinaia, mi vengono in mente su due piedi “Coming Home” degli Scorpions e “Home Sweet Home” dei Motley Crue (la mia rozza subcultura di metallaro anni 80 che riemerge…). Il pezzo in questione appartiene sempre a quel periodo e non è certamente il pezzo migliore scritto dagli Iron Maiden, anzi è decisamente commerciale rispetto alla loro produzione antecedente il 1986. Ma il refrain del pezzo mi ha sempre scosso delle corde interiori che “neanch’io so come” (ari-cit.). Tradotto rozzamente dice:

“Allora, cerca di capire: non sprecare il tuo tempo rimpiangendo quegli anni perduti! Solleva il viso, lotta e renditi conto di stare vivendo i tuoi anni migliori!”. 

 
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